mercoledì 25 maggio 2016

Pomodori a salvaguardia della prostata

pomodori

I pomodori proteggono la nostra prostata contro l'invecchiamento. 
Il principio attivo può essere la chiave per i problemi prostatici, a rivelarlo è uno studio britannico pubblicato su Oncology and Cancer Case Reports.

Da tempo il re della cucina mediterranea è studiato per le sue proprietà terapeutiche, soprattutto per uno dei suoi componenti, il licopene.
Ora però, in uno studio britannico alcuni ricercatori hanno scoperto che il licopene, una sostanza nutritiva, che dà ai pomodori il loro colore rosso, potrebbe potenzialmente ridurre la sofferenza  prostatica di milioni di persone.

Una revisione di 67 studi di ricerca, pubblicata sulla rivista Oncology and Cancer Case Reports, suggerisce che questa sostanza nutritiva può essere usata per rallentare l'allargamento della prostata. Con l'età la maggior parte degli uomini soffrono di un'espansione inspiegabile della prostata , che è avvolta intorno al tratto urinario. La prostata restringe il tubo e può bloccarla del tutto, causando una condizione chiamata iperplasia prostatica benigna (BPH).

A guidare il team di ricercatori che ha esaminato lo studio è il Professor Hiten Patel, da Bart's in collaborazione con il Royal London Hospital. "Sapevamo che il licopene sembra rallentare lo sviluppo del cancro alla prostata, ma ora sembra che può rallentare l'allargamento della prostata come pure lo sviluppo del BPH ", ha spiegato. "Abbiamo bisogno di fare ulteriori ricerche prima di poter dire con certezza che dovrebbe essere raccomandato come profilassi di routine per tutti, ma il risultato di questa revisione è molto promettente."

lunedì 23 maggio 2016

La curcuma un alleata del nostro cervello

curcuma

La curcuma potrebbe essere un nuovo alleato per proteggere il cervello contro l'Alzheimer e l'Ictus.
Un composto bioattivo della spezia asiatica, blocca le proteine ​​anomale che scatenano le malattie 

Esistono alcune piante che sono utilizzate nelle cucine o nelle tradizioni mediche di alcuni paesi, anche da migliaia di anni, e possono effettivamente apportare benefici sufficientemente conclamati anche a livello di ricerca scientifica.
Una tra tutte è la curcuma: una pianta, utilizzata come medicina, spezia e colorante da oltre 5.000 anni in India e nota anche come “Zafferano d‘India“, perché i suoi rizomi, che sono la parte della pianta che contiene i principi attivi, vengono bolliti per diverse ore, poi essiccati in appositi forni, ed infine pestati fino ad ottenere una polvere di color giallo-arancione simile allo zafferano, spezia che viene comunemente utilizzata nella cucina del Sud Asia.

La polvere di curcuma è l'ingrediente che dà il colore caratteristico al curry; il sapore è molto volatile mentre, al contrario, il colore si mantiene inalterato nel tempo.
Per questo motivo è una sostanza che viene largamente impiegata nel ramo alimentare come colorante alimentare (la sigla internazionale è: E 100), come sostanza colorante per lana e seta e come indicatore acido-base visto che in ambiente basico il colore si trasforma in rosso.
Tale spezia, contiene centinaia di componenti tra cui potassio, vitamina C, amido pari al 26 %, oltre ad oli eterici ed oli amari che sono in grado rispettivamente di stimolare l'appetito e la formazione di enzimi digestivi.

Quello che ha più destato l’attenzione degli studiosi è la “curcumina” e la sua particolare natura antiossidante, disintossicante ed antinfiammatoria.

Ma una recente indagine scientifica, ha fornito nuove speranze per la cura dell'Alzheimer: un composto presente nella curcuma, la spezia che conferisce al curry il suo tipico colore giallo, stimola la proliferazione e il differenziamento delle cellule staminali neurali presenti nel cervello adulto.

giovedì 19 maggio 2016

Il paracetamolo uccide la nostra empatia: lo studio

empatia ko

Paracetamolo: l'antidolorifico e antipiretico più utilizzato smorza la nostra compassione.

Il paracetamolo ci rende indifferenti verso gli altri esseri umani.
A dimostrazione di questo bizzarro effetto collaterale, arriva uno studio condotto dai ricercatori dell'Università dell'Ohio (USA) e pubblicato sulla rivista " Social Cognitive Affective Neuroscience" .

 Il paracetamolo (Tachipirina), l'antidolorifico più venduto in Italia, diminuisce il dolore, la febbre, ma anche l'empatia.

Per raggiungere queste conclusioni i ricercatori, hanno studiato 820 studenti volontari che sono stati divisi in due gruppi: uno che assumeva il paracetamolo mentre il secondo gruppo è stato trattato con un placebo.
Un'ora più tardi, ogni studente doveva leggere otto storie in cui i personaggi hanno sofferto fisicamente o sopportato un calvario come la morte di una persona cara. Poi ad ogni studente è stato chiesto di valutare il dolore dei protagonisti delle storie, dando un punteggio da 1 (assenza di dolore) a 5 (massimo dolore).

I ricercatori hanno poi scoperto che le persone che avevano preso il paracetamolo sentivano meno intensamente la sofferenza degli altri. 

mercoledì 18 maggio 2016

CardioCooking: come prevenire e gestire l'ipertensione a tavola


In occasione della Giornata Mondiale contro l'Ipertensione Arteriosa 2016 si è svolto CardioCooking, per imparare a gestire questa patologia partendo dalla tavola.
Dal 6 giungo sulla piattaforma di CardioCooking si potranno visionare comodamente da casa i materiali disponibili on-line.

“La percentuale di pazienti ipertesi che non raggiunge un adeguato controllo pressorio in Italia è allarmante e gli interventi nutrizionali sono ormai ampiamente riconosciuti come strategie importanti per la prevenzione primaria dell’ipertensione e come coadiuvanti delle terapie farmacologiche per ridurre il rischio cardiovascolare. Eppure noi italiani siamo i primi promotori e consumatori della dieta mediterranea, che diversi studi hanno dimostrato essere il modello alimentare più adatto a fornire protezione contro la malattia coronarica e il rischio cardiovascolare. Per questo ho accettato con entusiasmo di aderire all’idea del Cardiocooking proposta da Daiichi Sankyo, per dimostrare come tenere sotto controllo la pressione arteriosa e restare in salute seguendo un regime alimentare sano possa essere semplice e allo stesso tempo gustoso” ha spiegato il professor Massimo Volpe, professore ordinario di cardiologia e direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell'Apparato Cardiovascolare dell'Università “La Sapienza” di Roma.

 Coadiuvato dai tre speciali anfitrioni, lo chef dei Laboratori Mamà di Roma ha dunque preparato un intero pasto, gustoso e di facile preparazione, partendo proprio dagli ingredienti della nostra dieta mediterranea, senza dimenticare le raccomandazioni della Società Italiana di Ipertensione Arteriosa per la riduzione del sale, e le più recenti scoperte sui benefici di determinati elementi nutritivi quali i nitrati presenti in molte verdure come la barbabietola rossa.

La dieta mediterranea tradizionale è infatti caratterizzata da un elevato apporto di olio d'oliva, frutta, noci, verdure, legumi, cereali; un consumo moderato di pesce e pollame, un basso apporto di latticini, carne rossa, salumi e dolci; e vino con moderazione, consumato durante i pasti.

Un recente studio scientifico pubblicato sul New England Journal of Medicine ha dimostrato come la maggiore aderenza alla dieta Mediterranea si traduca in benefici rispetto al rischio cardiovascolare, anche nei pazienti che presentano alti fattori di rischio quali diabete mellito, ipertensione, problemi di colesterolo, obesità o con anamnesi familiare di malattie cardiovascolari precoci. I risultati sono infatti coerenti con i numerosi studi epidemiologici precedenti, dove è stata osservata una correlazione inversa tra la dieta mediterranea o il consumo di olio d'oliva e l’incidenza di ictus, nonché evidenziati i cambiamenti favorevoli nel decorso del rischio cardio-metabolico, come la presenza di lipidi nel sangue, sensibilità all'insulina, resistenza all'ossidazione, infiammazione e vasoreattività.

I video di tutte le ricette preparate e degustate durante la lezione di Cardiocooking, saranno visibili e scaricabili gratuitamente dal 6 giugno sul sito: www.protagon.it/cardiocooking

sabato 14 maggio 2016

Semi di albicocca: una moda salutista intossicante

seme albicocca

Semi di albicocca, la nuova moda salutista come potente antitumorale: "possono essere mortali".
I semi del frutto contengono alti livelli di cianuro. Per i bambini, il consumo di 5-10 semi già può essere fatale.

Quella dei semi di albicocca è solo l'ultima mania salutista che, in pochissimo tempo, ha conquistato critiche e sostenitori che credono che sia un modo 'alternativo' in grado di curare il cancro.
Alcune correnti di pensiero dicono che la vitamina B17, che si trova nei semi di albicocca, sarebbe un vero e proprio elisir di lunga vita.
La vitamina B17, in presenza di cellule malate, agirebbe sprigionando cianuro, in grado di distruggerle. Le cellule tumorali contengono infatti un particolare enzima, assente nelle cellule sane, che permette l'attivazione dell'azione anticancro della vitamina B17.

Importante segnalare però che i semi dell' albicocca contengono alti livelli di cianuro in ambito chimico altamente tossico e potrebbero di fatto uccidere. Il governo ha emesso un avviso ufficiale invitando la gente a evitare di mangiare i semi di albicocca per i timori che in casi estremi potrebbero essere fatali. Secondo la Food Standards Agency, i semi dell'albicocca producono elevati livelli di cianuro, un veleno mortale, quando sono consumati. Anche l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha messo in guardia adulti e bambini.

sabato 7 maggio 2016

Il ruolo ipotensivo del succo di ciliegie

ciliegie

La scoperta potrebbe avere importanti implicazioni per milioni di cittadini affetti da ipertensione.
I ricercatori hanno scoperto che bere succo di ciliegie mantiene sotto controllo la pressione alta.

Questo il risultato che arriva dai ricercatori della Northumbria University, secondo i quali il consumo di tale bevanda aiuterebbe a contenere l’ipertensione al pari dei farmaci solitamente prescritti.

Ottenere i preziosi benefici sarebbe piuttosto semplice, almeno in accordo a quanto pubblicato dai ricercatori britannici sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition.
Basta utilizzare 60 ml di succo concentrato di ciliegie (nello studio utilizzate quelle di Montmorency) e diluirlo con 100 ml d’acqua per vedere la propria pressione sanguigna calare del 7% entro 3 ore.

Secondo i ricercatori i benefici ottenuti dalla riduzione della pressione del sangue porterebbero con loro ulteriori vantaggi, espressi nel ridotto rischio di ictus (-38%) e di problemi cardiaci (-23%): effetti simili a quelli evidenziati con l’assunzione di farmaci.

venerdì 29 aprile 2016

Un ambiente "verde" fa vivere più a lungo: lo studio

Vegetazione

Vivere in luoghi con ricca vegetazione è sinonimo di benessere, è risaputo.
Ora una ricerca ha trovato anche un rapporto reale e misurabile, tra tasso di mortalità più basso e ambiente "verde".
Chi vive circondato dalla vegetazione vive di più, almeno per le donne al momento è così.

Secondo un nuovo studio di Harvard T.H. Chan School of Public Health e Brigham and Women Hospital (BWH): le donne negli Stati Uniti che vivono in case circondate da una ricca vegetazione, sembrano avere tassi di mortalità significativamente più bassi rispetto a quelle che vivono in aree con una densità minore di verde.

Durante un periodo di studio di otto anni, si è potuto misurare meno decessi tra le donne che hanno vissuto in un ambiente più verde, il loro tasso di mortalità è stato inferiore del 12% rispetto a quelle che hanno vissuto in abitazioni circondate da una minor vegetazione.

Il tasso di mortalità è una misura del numero di morti in una particolare popolazione per un determinato periodo di studio; questo suggerisce diversi meccanismi che potrebbero essere in gioco nel collegamento tra i tassi di mortalità e la vegetazione.
Il miglioramento della salute mentale, misurata attraverso i livelli più bassi di depressione, è stato stimato a spiegare quasi il 30% dei casi.
Maggiori opportunità di impegno sociale, una maggiore attività fisica, e minore esposizione all'inquinamento atmosferico possono anche aver svolto un ruolo importante.

venerdì 15 aprile 2016

Sposarsi potrebbe essere un'arma in più contro il cancro; lo studio

sposi

Non si tratta di uno scherzo o di un incentivo ai matrimoni, alcuni dati suggeriscono che il matrimonio potrebbe avere effetti benefici per la salute.
Nel caso specifico infatti, sembrerebbe che le persone sposate abbiano maggiori possibilità di sopravvivere al cancro. 

Si tratta di uno studio condotto dai ricercatori dell'University of California di San Diego focalizzato sulla questione. 


Differenza più grande nei maschi: lo studio ha esaminato 800.000 pazienti negli Stati Uniti ai quali è stata diagnosticata il cancro tra il 2000 e il 2009, inclusi 400 mila che sono poi deceduti entro il 2012.

Secondo i ricercatori, tra i single, gli uomini hanno il 27% in più di probabilità di morire, mentre le donne il 19%.

Lo studio americano è stato pubblicato sulla rivista Cancer.


La spiegazione? I ricercatori stanno lottando per arrivare ad una conclusione o spiegazione del perché le persone sposate sono più inclini a guarire dal cancro rispetto ad altri.

Al contrario del giudizio convenzionale, la spiegazione non sarebbe nelle risorse finanziarie della coppia (e migliore accesso alle cure sanitarie).
Secondo i ricercatori cura, attenzione, ascolto e l'intesa, svolgono un ruolo importante nella guarigione del partner e riducono lo stress correlato alla malattia.

L'importanza dei legami sociali: i ricercatori, anche alla luce di questo studio, ritengono il ruolo a lungo termine di tutti i parenti del paziente, possa migliorare la salute e la speranza di vita.


giovedì 14 aprile 2016

Nuovo inaspettato picco d'influenza

influenza

L'influenza ha un nuovo picco, inatteso e improvviso. 

Lo dicono i dati inviati all’Istituto Superiore di Sanità dai medici “sentinella” (Medici di Medicina Generale e Pediatri di libera scelta) e raccolti nel database on line Influnet.

Un picco d'influenza, a primavera inoltrata è un fenomeno un pochino insolito.
Nulla di cui preoccuparsi comunque, anche questa nuova e inaspettata ondata d'influenza passerà come solitamente accade.
Niente allarmismi quindi, nonostante il record e la nuova "ondata inspiegabile", il fenomeno è presente anche a livello europeo e le istituzioni stesse confidano che ben presto sarà tutto finito.

Si ritiene comunque opportuno e si coglie l’occasione per ricordare alcuni semplici consigli.

Il rischio di trasmissione dell’infezione può essere ridotto applicando delle regole generali come evitare luoghi affollati, lavarsi regolarmente le mani con acqua e sapone, coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce o starnutisce ed evitare di esporsi a sbalzi di temperatura.

Un toccasana indispensabile per il malato è invece il riposo: per tale ragione è opportuno rimanere a casa, evitando di intraprendere viaggi e di recarsi al lavoro o a scuola, in modo da limitare contatti potenzialmente infettanti con altre persone.

mercoledì 13 aprile 2016

Il ruolo del caffè sulla salute

chicchi di caffè

Abbiamo più volte trattato l'argomento caffè in questo blog, proponendo studi e dati sulle peculiarità di questo corroborante prodotto.
Ora un importante convengo tenutosi giovedì 10 marzo 2016 a Milano, intitolato “Il ruolo del caffè sulla salute”, ha fornito un quadro più ampio e completo su questo alimento, proponendo interventi di numerose autorità in campo medico e scientifico.

Gli organizzatori dell’ICA, Italian Coffee Association, tra i quali il presidente, il dottor Alessandro Polojac, sono consapevoli dell’importanza che ha acquisito seguire una corretta alimentazione ogni giorno, facendo attività fisica regolarmente e combinando gli alimenti in modo giusto ed equilibrato, per godere di buona salute e del giusto benessere psicofisico.
Ed è proprio qui che entra in gioco il caffè: tra le bevande più consumate al mondo, rito e piacere nelle nostre giornate, è stato spesso oggetto di controversie riguardanti le sue proprietà ed effetti sull’organismo."

Sotto attenta osservazione, dopo trent’anni di ricerche e circa 200 studi scientifici, si è potuto finalmente affermare a pieno titolo l’importanza che riveste il caffè all’interno di un piano alimentare sano e controllato.