mercoledì 23 novembre 2016

L'omeopatia non funziona! Si bhè...ma con me funziona!


Recentemente è rimbalzata sulle varie testate la notizia che con una direttiva la FTC Federal Trade Commission, ha obbligato i produttori di medicinali o meglio rimedi omeopatici ad indicare sulle confezioni dei loro prodotti e quindi far conoscere ai potenziali acquirenti che questi rimedi "non funzionano".

Tutto questo accade negli USA e i sostenitori dei medicinali omeopatici del belpaese si sono subito indignati e messi in allarme, va quantomeno loro ricordato però che da noi un l'obbligo simile seppur in una veste diversa, c'è già.

Negli Usa sulle confezioni dovrà essere chiaramente indicato che non esiste alcuna evidenza scientifica di efficacia e che ciò che il produttore afferma è basato su teorie di fine 1700 rifiutate della medicina moderna.

In Italia tale obbligo come detto esiste già, infatti per i medicinali omeopatici ad alte diluizioni, cioè quelli che non presentano più nemmeno una molecola di principio attivo, vige l'obbligo di indicare che trattasi di "medicinale omeopatico senza indicazioni terapeutiche approvate".


La direttiva della FTC è chiaramente più dura, almeno nell'aspetto formale, ma il concetto non cambia, per la medicina scientifica e la scienza stessa l'omeopatia è paragonabile alla magia, ai tarocchi, all'astrologia, a tutte quelle discipline che non sono mai passate attraverso il metodo scientifico, ovvero la dimostrazione di ciò che si afferma tramite prove scientifiche oggettive, affidabili, verificabili e ripetibili.

In una revisione sistematica che ha coinvolto più di 1.800 studi sull’omeopatia, il National Health e il Medical Research Council australiano hanno affermato che non sussiste alcuna prova in grado di dire che l’omeopatia funziona.
La scienza non riesce a comprendere e spiegare come diluizioni infinitesimali di molecole di principio attivo possano avere una qualche efficacia. Inoltre questa intuizione del simile cura il simile attraverso diluizioni così elevate che fanno riferimento ad una presunta memoria dell'acqua, è un idea di fine '700 di un medico tedesco, Samuel Hahnemann, sicuramente una bella intuizione per l'epoca che però oggi è stata scientificamente confutata. Se da un parte il principio ipotetico di azione, è in parte vicino a quello su cui si basano i più moderni vaccini, dall'altra non è mai stato dimostrato che le molecole d'acqua possiedano una memoria. Non solo non si riesce a comprenderne il meccanismo di azione, ma pare che i benefici non siano proprio misurabili. Studi clinici in doppio cieco infatti, hanno dimostrato che non esiste alcuna prova di effetti benefici o curativi nei pazienti che assumono rimedi omeopatici.
Eventuali effetti positivi riscontrati, sarebbero da attribuire unicamente a remissione spontanea o all'effetto placebo.

Qualcuno e aggiungo giustamente, potrebbe però affermare:


"Si beh...ma con me funziona! 
E ha funzionato anche con mia suocera, con mia cugina e con molti miei conoscenti nonché amici" 

Come mai accade questo?



Prima di tutto, non vi siete ancora chiesti il perché della foto di un calabrone in un articolo che parla di omeopatia?

Si dice che "il calabrone non può volare, ma il calabrone non la sa e perciò continua a volare".
Questa leggenda nasce da uno strano caso di analisi tecnico-scientifica in cui uno studioso non aveva analizzato tute le variabili in gioco. In base ai propri calcoli per lo studioso il calabrone non poteva volare in quanto le sue ali erano troppo piccole per poter sostenere la grande massa del corpo dell'insetto. Successivamente da un attenta analisi al microscopio, si accorse però che le piccole ali presentavano delle increspature, non essendo quindi lisce la superficie alare era assai maggiore di quella considerata all'inizio. Il calabrone quindi poteva e può tuttora volare senza contrastare nessuna legge fisica!

E tutto questa cosa ha a che fare con l'omeopatia?



Effetto placebo, questo sconosciuto! 

Quando si parla di effetto placebo, i più non sanno bene di cosa si tratta e chi pensa di saperlo forse si sbaglia. Un po' come è accaduto con il nostro calabrone, l'effetto placebo è stato per molto tempo relegato a variabile conosciuta quanto invece tanto conosciuta non lo era affatto. L'effetto placebo è stato come le ali del calabrone, preso sotto gamba. Ma ora la medicina, soprattutto in ambito psicologico, psicosomatico e neuropsicologico sta rivalutando l'effetto placebo e lo sta osservando sotto un altra veste. Per quale motivo?

Perché l'effetto placebo non è un effetto fittizio, inventato, qualcosa di irreale, scientificamente da rigettare. L'effetto placebo è si una suggestione ma con solide basi neurofisologiche e biochimiche, nella più ampia accezione del termine è effetto in quanto tale, l'effetto placebo esiste e funziona. L'effetto placebo è reale, così come lo è la memoria o la percezione del dolore, le moderne tecniche d'indagine neurofisiologica si stanno addentrando e stanno cercando di studiarlo sempre più da vicino, le potenzialità dell'effetto placebo in effetti possono essere innumerevoli.

Si potrebbe definire quasi come un "super-potere" della nostra mente, perché la nostra mente in determinate circostanze è in grado di farci ammalare e di farci guarire, e non solo!
L'effetto placebo è prima di tutto l'effetto del credere, anche se nel contesto scientifico è altra cosa a tal proposito mi viene in mente una celebre frase dello scrittore Paulo Coelho, che in uno dei suoi scritti diceva: "Il guerriero della luce crede. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere"

La psicologia, la psicoterapia hanno da sempre lavorato in questo ambito, prima con l'utilizzo di teorie, ora con le recenti tecniche di neuroimaging anche con solidi supporti di tipo scientifico, conoscenze neurofisiologiche e biochimiche in primis.
Uno di questi ambiti e aspetti è sicuramente l'effetto placebo.

I meccanismi che governano il nostro cervello sono estremamente complessi, fare luce sulle innumerevoli reazioni neurofisiologiche che avvengono al suo interno è un lavoro molto arduo.
La scienza non è solo che agli inizi della comprensione dei complessi e innumerevoli processi che governano il sistema mente/corpo e l'effetto placebo fa parte di questi processi.

Per i più interessati al tema consiglio di proseguire e di visionare il video del Proff. Fabrizio Benedetti neurofisiologo ed esperto nello studio dell'effetto placebo, in cui spiega in modo a tratti semplice a tratti un po' più tecnico i meccanismi (al momento conosciuti) che governano questo processo all'interno della nostre mente:

L'effetto placebo VIDEO - Giovedì Scienza - intervista al proff. Fabrizio Benedetti

Se siete arrivati fin qui e avete visto almeno in parte il video, potete ora comprendere meglio il meccanismo con il quale probabilmente l'omeopatia a volte opera e a volte effettivamente funziona, o forse sarebbe più corretto dire con il quale l'effetto placebo funziona. 

Un banale errore di attribuzione, fino a prova contraria.

Anche se non ve ne siete accorti nel titolo c'è un errore, il modo corretto di scrivere "bhè" sarebbe "beh", ma se noi non ce ne accorgiamo e pensiamo che possa andare bene anche "bhè", il titolo seppur sbagliato funziona comunque...



Non illudiamoci di conoscere tutto!

Per chi pensa che tutto questa sia una sciocchezza ed è ancora fermamente convinto che l'omeopatia abbia qualche effetto diverso dal placebo non tutto è perduto, può sempre aspettare ...aspettare che si dimostri ad esempio la memoria dell'acqua, così da avere una prima prova tangibile e oggettiva a favore dell'omeopatia, senza dimenticarsi però che per ora di valide non ne esistono.
A tal proposito ricordo che l'influente scienziato Karl Popper, sosteneva il principio di falsificabilità delle teorie scientifiche. Una teoria scientifica è tale solo se falsificabile ovvero può essere messa in discussione da scoperte successive.

Come già accennato il sistema mente/corpo è un sistema infinitamente complesso, la scienza stessa non è che agli inizi degli studi che porteranno l'uomo ad acquisire nuove conoscenze in questo ambito. Pensare di conoscere già tutto è sinonimo di grande arroganza. Pensare di guarire per gli effetti curativi comprovata ed efficaci dell'omeopatia e però sinonimo d'ignoranza.

Antonio Damasio, rinomato psicologo, neurologo e neuroscienziato di fama mondiale nel suo saggio "L'errore di Cartesio" porta alla luce una nuova visione della medicina e della filosofia dualistica che prevede la netta separazione mente/corpo. Damasio rivaluta le emozioni, ritenute a tutt'oggi dalla scienza e dalla medicina responsabili dell'offuscamento della ragione, dimostra come al contrario esse siano alla base del buon funzionamento della mente e del corpo. 
L'illustre professore Damasio dei nostri giorni come l'Hahnemann del '700 ma in virtù di solide basi neurobiologiche, ripropone una visione unitaria dell'individuo, inteso come unione inscindibile di ragione, emozione e sentimento. La potremmo definire come una moderna visione olistica, in cui nulla deve essere dato per scontato.

Ciò sta a significare che la visione di Hahnemann potrebbe non essere stata così tanto lontana dalla realtà, con tutta probabilità fallace in qualche passaggio e attualmente non più scientificamente positiva, ma tutto sommato lungimirante per l'epoca, ma per quell'epoca!

Un ultima cosa, si dice che dopo aver compreso meglio un argomento ci si senta molto meglio, non ci sono prove scientifiche a sostegno di questa tesi ma se ci credete realmente, beh... potrete effettivamente iniziare a sentirvi meglio. :-)












6 commenti:

  1. Condivido in toto. A me però risulta che perfino Hahnemann sapesse si trattasse solo di placebo. Tant'è che mi risulta chiamasse la "sua" omeopatia "finta medicina".

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    1. Non ho trovato nulla di questo nei testi che ho consultato.
      Informazione interessante, da dove proviene?

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    2. Lessi tempo fa qualcosa a riguardo, ma non ricordo più dove.
      Ho trovato qualcosa qui:
      http://www.informasalus.it/it/articoli/hahnemann-placebo-medicina-omeopatica.php
      Nella sezione discussione c'è uno stralcio interessante.
      L'articolo ha fonti bibliografiche, ma non mi sono messo a cercare di capire quanto siano attendibili, per motivi di tempo.
      Se dovessi trovare altro ti avverto, se dovessi trovare qualcosa tu scriveresti un commento qui così lo apprendo anch'io? Grazie!

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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