giovedì 7 settembre 2017

Zucchero, una droga che crea dipendenza: lo studio

zucchero

Gli zuccheri attivano gli stessi meccanismi fisologico-comportamentali neurali che portano alla dipendenza, come quelli innescati della cocaina. Per uno studio americano infatti, gli effetti dei dolci sono più simili di quelli della droga di quanto non si pensasse.

Quali sono le affinità che legano lo zucchero alle droghe come la cocaina?




Per una ricerca elaborata da un equipe dell’università del Kansas Saint Luke Mid America Heart Institute e pubblicata sulla rivista scientifica British Journal of Sports Medicine, zucchero e cocaina hanno in realtà un paio di cose in comune: danno dipendenza e causano crisi d’astinenza.

Gli scienziati, hanno, infatti, scoperto che gli zuccheri attivano determinate reazioni a livello cerebrale, paragonabili a quelle del consumo di cocaina. Ciò significa che non solo il desiderio di consumare dolci può essere irresistibile, ma anche che i problemi legati allo «smettere» possono essere maggiori di quel che si pensasse. Tra le condizioni di salute più comuni causate da tale dipendenza vi sono anche l’ansia, la depressione e la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

«Consumare prodotti che contengono zucchero ha un effetto molto simile a quello della cocaina: entrambi alterano l’umore, possibilmente attraverso la sua abilità di indurre piacere», spiega il dottor James DiNicolantonio, a capo della ricerca. L’assunzione di zuccheri causa infatti il rilascio di dopamine e altre sostanze nel cervello, un fenomeno ormonale strettamente collegato alla dipendenza dalle sostanze oppioidi.  «Nei periodi di scarsità di cibo, l’aumento del consumo di alimenti che possiedono un alto apporto di zuccheri avrebbe aumentato le probabilità di sopravvivenza. Oggi come oggi, invece, gli zuccheri sono confinati ad una categoria di sostanze simili a quelle chimiche».

I ricercatori hanno osservato anche che gli esseri umani devono ancora adattarsi a questa condizione di piacere ed appagamento che proviene dagli zuccheri raffinati, e che a causa di un accesso tanto facile agli alimenti che li contengono, le pause nel consumo di cibo sono sempre più brevi. «Il piacere che arriva dagli zuccheri non è naturale e supera quello dell’abuso di droghe, scavalcando i meccanismi di autocontrollo e predisponendoci alla dipendenza», ha continuato il dottore.

L’esperimento, per ora, è stato condotto sui ratti, ma i ricercatori sono convinti che i risultati sarebbero gli stessi se il campione di ricerca fosse umano.







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